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I follower non sono tuoi pazienti

Perché avere milioni di follower sui social non ti servirà ad aumentare il numero dei tuoi pazienti? 

Ricordo che durante una diretta che io e alcuni colleghi abbiamo fatto per parlare di promozione etica per psicologi, una persona ci ha chiesto come si fa ad arrivare ad un milione di follower. 

E ricordo anche che proprio durante quella domanda sono rimasta particolarmente basita e mi è venuto da ridere, perché sono convinta che avere un milione di follower non è e non può essere un obiettivo legato alla promozione della propria professione.

Ed è così perché i follower non sono i tuoi pazienti o clienti, punto, o almeno non lo saranno tutti e comunque non direttamente.

Le persone che ti seguono stanno esplorando

Il primo punto che voglio affrontare è il fatto che il follower, ossia la persona che ti segue sul tuo profilo social, nella migliore delle ipotesi è ancora una persona interessata ad esplorare.
Non è una persona interessata ad acquistare da te un servizio o a diventare tuo paziente, ma sta ancora esplorando, è ancora in una fase in cui tramite i contenuti, tramite le informazioni e le ricerche, sta esplorando una o più possibilità.

Si trova ancora nella primissima fase del suo viaggio di ricerca, consapevole o inconsapevole, per trovare la persona giusta, il professionista giusto. 

In questo senso, questo follower che si trova ancora nella prima fase del suo viaggio, ha fatto una primissima azione di interesse nei tuoi confronti, ma è un’azione che effettivamente, se ci pensiamo, comporta veramente un secondo di tempo. Quest’azione ancora non dimostra che la persona sia effettivamente e completamente coinvolta dalla tua comunicazione:

  • questa persona farà questo gesto per te, ma anche per altri creator o professionisti online, anche perché è ancora in una fase esplorativa. 
  • ci dobbiamo anche chiedere che cosa fa questa persona di altro, come azioni per esprimere un po’ il suo coinvolgimento nei tuoi confronti. Ricordiamoci che ci possono essere persone che mettono il following alla tua pagina e poi non seguono i tuoi contenuti perché non li vedono, o magari perché se ne dimenticano completamente.

Proviamo a farci alcune domande:

Questa persona interagisce con i tuoi contenuti, commenta, oltre a mettere il mi piace?
Questa persona ti ha già contattato per approfondire il discorso, per farti delle domande?
Ha provato a capire cosa hai da offrire a lei, magari scaricando un freebie, un contenuto gratuito per capire come lavori, o magari facendoti delle domande precise sui tuoi servizi?
Quanto è consapevole questa persona del suo bisogno, quindi del fatto che effettivamente abbia un bisogno da colmare, una frustrazione, un problema da risolvere e che abbia bisogno di qualcuno, che magari puoi essere proprio tu che lo aiuti a soddisfare questo bisogno?
Quanto si fida di te, quanta è la fiducia che ha raggiunto nei tuoi confronti e quanto pensa che tu possa essere il professionista o la professionista giusta per lui o lei?

Queste sono domande che non vanno prese sotto gamba, perché possono farci capire quanto questo contatto, questa persona o questo follower, come lo vogliamo chiamare, è andato avanti nell’esplorazione, nel viaggio e quindi nel percorso di scelta del professionista giusto.
Non tutte le persone che hanno compiuto questa azione di seguire la tua pagina, quindi follower, hanno compiuto il viaggio per arrivare fino a interessarsi effettivamente a te come professionista, ma hanno solo compiuto la primissima azione per interessarsi ad esplorare.

Non tutti i follower diventeranno pazienti

Secondo punto, non tutti i follower si trasformeranno in clienti o pazienti effettivi.
Questo perché? Prima abbiamo detto che non tutti sono a un livello di consapevolezza tale da poter diventare tuoi pazienti.

In questo caso non tutti si trasformeranno effettivamente in clienti e questo lo devi mettere in conto, perché tra i tuoi follower ci sarà ad esempio chi è interessato ai tuoi contenuti e basta, quindi che magari continuerà a fruire dei tuoi contenuti, ma non diventerà mai un tuo paziente perché o sceglierà qualcun altro o semplicemente non sceglierà nessuno.
Ci sarà poi chi segue 1500 pagine a caso, perché nell’ondata dell’emozione del momento segue tantissimi profili, ma poi se ne dimenticherà.
Ci sarà anche chi vuole farsi vedere per il ricambio del following; ci sono persone che fanno questa attività abbastanza inutile di seguire un sacco di pagine per farsi ricambiare e quindi aumentare il numero dei follower.
Ci saranno persone che ti vorranno supportare perché magari ti conoscono o perché magari sono i tuoi colleghi e basta.
Ci saranno i tuoi colleghi e/o competitor che vorranno “spiarti” in senso buono, cioè vorranno magari confrontarsi con te per capire cosa fai, e questa è una cosa buona, perché inizi ad essere riconosciuto come un professionista di quel determinato ambito.
E altri casi che in questo momento non mi vengono in mente. 

All’interno dei tuoi follower ci possono essere veramente tantissime casistiche che non possiamo considerare tutte come persone interessate a noi, al nostro lavoro e a quello che stiamo effettivamente facendo a livello professionale. 

Ovvio che l’obiettivo è quello di aumentare notevolmente il numero di persone interessate rispetto a quelli che invece fanno following per altri motivi, quindi focalizzare il più possibile la nostra comunicazione per aumentare le persone interessate e diminuire notevolmente quelle interessate ad altro.

Se guardiamo le statistiche possiamo dire che solo il 4 o 5% dei follower si potrebbero trasformare in tuoi pazienti o clienti.
Questo ovviamente è un numero statistico: in quanto tale deriva da una misurazione fatta tra tantissime persone ed è fondamentalmente una media.
Tu potresti avere numeri diversi, quindi più persone che diventeranno tuoi clienti o addirittura meno in alcuni casi; tutto sta a capire quale tipo di comunicazione, quale strategia possa aiutarti ad aumentare le persone interessate che potrebbero diventare tuoi clienti o pazienti con il tempo.

Raggiungi i tuoi 1000 true fans

Per questi motivi penso sia giunto il momento di tirare fuori dal cilindro una teoria illuminante in merito, ossia la teoria dei 1000 veri fans o 1000 true fans di Kevin Kelly.

Nel 2008 Kevin Kelly ha coniato questa teoria che si basa su un principio molto semplice: prendi un artista, una persona che effettivamente si guadagna da vivere, non attraverso un lavoro tradizionale, ma attraverso il supporto dei fans per farsi una carriera.
Lui dice che un artista nel suo lavoro ha bisogno solo ed esclusivamente di 1000 fan autentici e coinvolti dal suo lavoro per sviluppare una carriera importante e proficua.

Pensiamo al fatto che 1000 persone realmente coinvolte per sostenere la carriera di questo artista dovrebbero spendere solo 100 euro l’anno; in questo modo il nostro artista riceverebbe come compenso per il suo lavoro 100.000 euro l’anno!
Questo cosa vuol dire?
Proviamo a spacchettare questa cifra in qualcosa che noi psicologi conosciamo: con una tariffa media di 50 euro l’ora per la tua consulenza, parliamo di due consulenze all’anno.
Se invece è un corso che costa 100 euro, parliamo di un corso l’anno, o magari due corsi da 50 euro, oppure un servizio, come  un abbonamento mensile o un percorso che costa circa 10 euro al mese, o anche meno. 

Certo non è facile arrivare a farsi seguire o comunque farsi conoscere da 1000 persone realmente interessate a quello che facciamo e disposte a diventare in qualche modo nostri clienti anche con solo 100 euro l’anno, perché comunque parliamo di persone che hanno fatto, come abbiamo detto, tutto quel percorso di consapevolezza per arrivare a sceglierci come professionisti. 

In realtà il punto di questa teoria non è arrivare ad avere mille persone che ti pagano all’anno; l’obiettivo è quello di concentrarci e lavorare per arrivare a farci trovare da chi può essere realmente interessato o interessata al nostro lavoro senza perdere o disperdere energie o tempo per farci seguire da follower a caso, quindi focalizzare estremamente il nostro lavoro, anche comunicativo e promozionale, per arrivare a farci seguire solo o quasi dalle persone realmente interessate a noi, in modo tale da massimizzare la possibilità che queste possano diventare effettivamente nostre pazienti o clienti.

Alcuni consigli per te

Voglio darti alcuni spunti per arrivare a questo risultato; sono aspetti di cui abbiamo già parlato, ma proviamo a mettere ordine.

  • La scelta del target che è la primissima cosa.
    Una scelta che deve essere focalizzata, un target che effettivamente ti possa seguire perché ha quel bisogno, ha quel problema o si trova in quella situazione e può trovare in te la persona giusta per aiutarli a risolvere quel problema. 
  • Lavorare sulla propria identità professionale per renderla unica e ovviamente autentica, affinché sia davvero unica, perché tua e basta.
    È importante questo per far sì che le persone che trovano in noi questa autenticità e questa unicità ci possano scegliere proprio perché siamo noi, proprio perché siamo unici, non perché siamo uno tra tanti. 
  • Lavorare sulla propria comunicazione in modo mirato e focalizzato.
    Lascia perdere la comunicazione che faccia la pesca a strascico, ossia che prenda tutto il possibile immaginabile, perché anche se all’inizio può sembrare che avere più follower ti possa dare più possibilità di avere più pazienti o clienti, questo tipo di comunicazione diminuisce e di molto la possibilità che le persone poi compiano tutto quel viaggio che abbiamo visto, e poi ti scelgano per diventare veramente tuoi pazienti o clienti.
    Quindi una comunicazione mirata e focalizzata magari ti porterà meno follower, ma ti porterà persone sicuramente più interessate a compiere quel viaggio per arrivare a essere poi i tuoi pazienti o clienti. 
  • Sii costante. Ci vuole tempo perché le persone compiano questo viaggio, ci vuole tempo perché tu arrivi al cuore delle persone e devi essere presente, quindi la costanza ti aiuta tantissimo a esserci e a farti trovare.
  • La chiarezza nella presentazione di ciò che puoi fare per le tue persone, cioè la chiarezza non solo in quella che noi abbiamo chiamato spesso e volentieri la tua proposta di valore, cioè quello che effettivamente di unico puoi fare per loro, ma anche la chiarezza nell’esposizione di quelli che sono i tuoi servizi.
    A volte molti psicologi danno per scontato questo, magari pensando “ma sì tanto le persone sanno che io sono disponibile ai colloqui, a farmi chiamare, a farmi contattare per i colloqui, per la terapia eccetera”.
    E invece no, non possiamo dare per scontato che le persone che ci seguono sappiano tutto, che abbiano chiaro che cosa possiamo fare per loro.

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Simona Moliterno

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