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Il mito della carriera in linea retta

Hai mai pensato che la tua storia professionale potrebbe non essere una semplice linea retta… ma qualcosa di più?

Negli ultimi anni, lavorando con psicologi e psicologhe per aiutarli a trovare la propria direzione professionale e comunicarla in modo efficace, mi sono resa conto di una cosa.

Molto spesso le prime domande che mi vengono fatta riguardano la comunicazione: come comunicarsi online nel modo “giusto”, come ottenere risultati in modo etico ed efficace, come posizionarsi per crescere come professionisti.

Tutto più che lecito, ma c’è un aspetto che ritorna spesso: questa ricerca è rivolta verso l’esterno. Si cercano risposte fuori, chiedendo a qualcuno cosa sia giusto fare.

La verità è che molti psicologi cercano fuori qualcosa che, in realtà, è già presente nella loro storia, ma spesso non se ne rendono contro perché la leggono nel modo sbagliato.

Il mito della carriera come linea retta

Molti psicologi immaginano la propria carriera come una linea retta: un percorso che parte da un punto e procede (o dovrebbe procedere) dritto verso la sua destinazione, senza deviazioni.

È una visione rassicurante, probabilmente influenzata da un’idea “statica” del lavoro, quella del percorso lineare e definitivo che ha tenuto in piedi la nostra cultura durante il secolo scorso.

Per certi versi, questa rappresentazione è utile: ti aiuta a fissare dei passaggi importanti, a mettere ordine, a guardare ciò che è successo.
Ma ha anche dei limiti importanti.

  • Tutto ciò che non rientra nei piani iniziali rischia di sembrare fuori strada.
    Esperienze inattese, cambi di direzione, deviazioni diventano capitoli marginali, poco pertinenti, se non addirittura errori.
  • Una linea del tempo tende a includere solo ciò che riguarda la tua analisi.
    Se guardi alla tua storia professionale, è facile che restino fuori passioni, incontri, relazioni, esperienze di vita. Eppure sono proprio queste a cambiare il disegno.

Una visione diversa: la tua storia come intreccio

Personalmente, mi piace pensare alla storia di ogni professionista non come a una linea, ma come a una trama.
Un intreccio di fili che, nel tempo, crea un disegno unico.

Una visione più tridimensionale, più ricca.
E soprattutto, più realistica, anche perché il mercato del lavoro di oggi è molto diverso da quello di qualche decennio fa: percorsi non lineari, cambi di direzione, esperienze diverse sono diventati la normalità, non l’eccezione.

La mia storia (vista da due prospettive)

Se guardassi la mia storia con una lente lineare, probabilmente mi sentirei completamente persa.

  • Anni passati a capire cosa avrei potuto fare come psicologa.
    Un periodo come libera professionista “per necessità”.
    Poi il lavoro da dipendente, che sembrava il traguardo… e invece si è rivelato una gabbia.
    E poi di nuovo la libera professione, questa volta in modo consapevole.
  • Nel tempo ho fatto tante cose: sicurezza sul lavoro, formazione aziendale, comunicazione, personal branding, ma anche vendita, insegnamento della danza, volontariato.
  • E ci sono stati anche momenti difficili: maternità, mobbing, attacchi di panico.

Letta così, sembra una storia disordinata, ma se la guardo come un intreccio di fili, il disegno cambia.

Oggi porto nel mio lavoro una combinazione di competenze e sensibilità che raramente stanno insieme: psicologia, formazione, etica professionale, comunicazione, personal branding… e non solo.
Anche la mia visione del lavoro è stata influenzata da esperienze personali, dalle relazioni, dalle difficoltà attraversate.

Tutti questi fili, insieme, hanno costruito il modo unico in cui oggi porto la mia professione.

E la tua storia?

Anche la tua carriera potrebbe non aver seguito il percorso “standard”.

università → tirocinio → specializzazione → studio → crescita professionale

Una narrazione ordinata e rassicurante, ma spesso poco realistica.
Allora ti faccio due domande:

  • Come ti fa sentire non rientrare in questo modello?
  • Cosa potresti scoprire se iniziassi a guardare la tua storia con occhi diversi?

I fili della tua storia professionale

Per iniziare a rileggere la tua storia, puoi provare a osservare i diversi fili che la compongono.

1. Competenze (non solo quelle acquisite in modo formale)

Non pensare solo a ciò che hai studiato all’università o nei corsi di formazione.
Nel tempo sviluppiamo molte competenze anche attraverso esperienze informali: progetti personali, passioni coltivate negli anni, attività parallele, capacità relazionali o organizzative che abbiamo imparato “facendo”.

2. Esperienze professionali (tutte, anche quelle che ti sembrano fuori rotta)

Ogni lavoro che hai fatto lascia qualcosa: un modo di gestire le persone, di prendere decisioni, di affrontare problemi. Anche le esperienze che oggi ti sembrano poco coerenti con la tua professione possono aver sviluppato sensibilità e competenze che porti ancora con te.

3. Esperienze personali che ti hanno segnato

La tua storia non è fatta solo di lavoro. Ci sono momenti della tua vita che hanno cambiato il modo in cui guardi le persone, le relazioni o le difficoltà. Queste esperienze spesso influenzano profondamente il modo in cui lavori, anche se non sono mai state “formazione professionale”.

4. Valori che porti nel tuo lavoro

Ogni professionista agisce guidato da alcuni valori, anche quando non li ha mai nominati esplicitamente. Possono essere l’attenzione all’etica, il rispetto delle persone, il desiderio di creare spazi sicuri o di lavorare con autenticità. Sono questi valori a orientare le scelte che fai nel tuo lavoro.

5. Tue caratteristiche personali

Il modo in cui lavori è inevitabilmente influenzato da chi sei: la tua sensibilità, il tuo modo di ascoltare, la tua curiosità, il tuo senso critico, la tua capacità di creare connessioni. Anche le caratteristiche che a volte percepisci come “troppo” possono diventare parte della tua unicità professionale.

6. Momenti di crisi che ti hanno fatto soffrire, ma anche riflettere

Ci sono fasi della vita o del lavoro che mettono in discussione ciò che pensavi di sapere su di te. Sono momenti difficili, ma spesso anche quelli che aprono le riflessioni più profonde e portano a rimettere in discussione la propria direzione.

7. Incontri e relazioni importanti

Le persone che incontriamo lungo il nostro percorso possono lasciare tracce profonde. Un docente, un collega, un supervisore, ma anche qualcuno incontrato fuori dal lavoro: relazioni che ci hanno fatto vedere le cose da una prospettiva diversa o ci hanno aiutato a riconoscere qualcosa di noi.

E se sei all’inizio?

Se invece hai la sensazione di avere poco da raccontare, magari perché hai finito l’università da poco, oppure hai iniziato a lavorare da qualche anno… voglio rassicurarti.

Ti sembra di avere una storia molto corta, magari inesistente: pochi anni, poche esperienze, pochi punti da collegare.

Ma anche qui torniamo allo stesso punto: il problema non è quante tappe ci sono nella tua linea del tempo, il problema è come stai leggendo la tua storia.

Se guardi solo alle tappe professionali più evidenti — laurea, tirocinio, primi pazienti — è normale che tutto sembri ancora poco definito.
Ma la tua storia non è fatta solo di questo.
Dentro la tua storia ci sono già molti fili che iniziano a intrecciarsi.

  • le tue passioni – quei temi che ti incuriosiscono da tempo, che ti fanno leggere, ascoltare, informarti, anche quando non devi farlo per lavoro
  • i tuoi interessi – ciò che attira naturalmente la tua attenzione quando parli con le persone o quando incontri certe situazioni nella vita quotidiana
  • le tue esperienze personali – esperienze che magari ti hanno fatto capire qualcosa di importante sulle relazioni, sulla sofferenza, sul cambiamento
  • piccoli lavori o collaborazioni (anche informali) – anche se non sembrano centrali, ti hanno insegnato qualcosa: come stare con le persone, come gestire responsabilità, come affrontare situazioni difficili
  • percorsi formativi – corsi o laboratori, più o meno formali, che ti hanno trasformato e che ti hanno insegnato non solo come fare la tua professione, ma magari qualcosa di più
  • incontri per te significativi – un docente che ti ha colpito, un collega, un supervisore, qualcuno che ti ha fatto vedere la professione da una prospettiva nuova
  • ciò che verrà – i tuoi sogni, le tue aspirazioni e i tuoi obiettivi possono far entrare a far parte del tuo disegno (anche se magari si evolveranno nel tempo)

Tutti questi elementi, presi singolarmente, possono sembrare piccoli, ma quando inizi a guardarli insieme, ti accorgi che stanno già disegnando qualcosa.

Se vuoi provare… inizia da qui

Quando inizi a guardare la tua storia non più come una linea, ma come un intreccio di fili (competenze, esperienze, valori, incontri, difficoltà, passioni) il disegno comincia lentamente ad emergere.
Non tutto insieme, non in modo perfetto, ma abbastanza da iniziare a vedere una direzione possibile.

Se questo articolo ti ha fatto riflettere sulla tua storia professionale, puoi iniziare con uno strumento semplice, ma non banale.

Ho creato una mappa compilabile, accompagnata da una riflessione guidata in audio, per aiutarti a rileggere la tua storia e iniziare a vedere i fili che la compongono

>> SCARICA QUI LA TUA MAPPA “ESSERE PSICOLOGI NON BASTA” <<

Simona Moliterno

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